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Inter-Juve, tanto rumore per nulla. Tennis, bici e ginnastica: è Italia dei miracoli

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Ma per favore. Altro che derby d’+Italia, questo misero Inter-Juve! Per come si è chiuso (1-1), con Dybala che in extremis raggiunge il pareggio su rigore dopo il gol iniziale di Dzeko, viene da fare la solita triste metafora della montagna che partorisce il topolino.
Un topolino che non spaventa nessuno perchè, alla fine, questo sbiadito pareggio fa bene solo a Milan e Napoli che ora guidano appaiati la classifica a quota 25. I giovani diavoli di Pioli avendo vinto a Bologna nel modo sconclusionato che sappiamo, il Napoli frenando con un modesto zero a zero con la Roma, passato alla cronaca più per le espulsioni di Mourinho e Spalletti che per gioco e sostanza.

Napoli e Milan, vetta in condominio

È la prima volta, dopo nove giornate, che i partenopei non vincono. Giusto così perchè se il Napoli colpisce un palo e una traversa e si vede annullare un gol per fuorigioco, la Roma spreca una grande occasione con Abraham. Il Napoli mantiene la vetta, ma deve condividerla col Milan. Tornando a San Siro, bisogna dire una cosa: Allegri deve accendere un cero a tutti i santi del calcio che, nonostante le sue scelte cervellotiche (Dybala e Chiesa in panchina fino al 65’), alla fine gli permettono di riportare a Torino almeno un punto. Che è meglio di niente, ma che fatica…

Allegri salvato dal Var

Dopo quattro vittorie consecutive, sembrava arrivata l’ora del decollo, invece la squadra di Allegri rimane inchiodata a terra. La sua forza è la difesa, tenuta su col fil di ferro da Chiellini e Bonucci, vecchie pellacce di mille battaglie. Molto meglio l’Inter, più squadra, che però ha un difetto: non chiudere le partite che vanno chiuse. E così arriva il pasticcio, nato forse da una scelta frettolosa di Inzaghi, troppo preoccupato di sostituire l’ammonito Perisic, il più effervescente fino a quel momento dell’Inter. Al posto di Perisic entra lo stralunato Dumfries che battezza il suo ingresso dando una goffa pedata ad Alex Sandro al limite dell’area. L’arbitro Mariani non fischia, ma il Var evidenzia che il fallo c’è e va punito col rigore. Mentre Inzaghi imbufalito viene espulso, Dybala realizza senza pietà togliendo Allegri dal pantano di una nuova caduta..

Bernardeschi quando lo sostituisci?

Che dire? Il rigore ci sta: è uno di quelli che si dà oggi ai tempi del Var. Quella che non c’è, invece, è proprio la Juventus che rimedia un pareggio senza convincere nessuno. Gioco? E chi l’ha visto. Madama è una creatura sbiadita, né altera né popolana, né creativa né operaia. Se poi si lasciano in panchina gioielli come Chiesa e Dybala, sfiorisce del tutto. Allegri avrà le sue buone ragioni, ma sono ragioni che capisce solo lui. Deprecabile anche la scelta di permettere a Bernadeschi (dolorante a una spalla) di rimanere fuori dal campo diversi minuti prima di farsi sostituire. La rete di Dzeko, che appoggia in rete un pallone scagliato contro la traversa da Calhnoglu, arriva proprio quando la Juve è in dieci.

Gli allenatori espulsi diventano un caso

La nona giornata è anche quella delle espulsioni degli allenatori. Oltre a quella di Inzaghi, vanno segnalate quelle di Mourinho (per proteste) e di Spalletti che alla fine ha ironicamente applaudito l’arbitro Massa. Anche Gasperini, mandato fuori per proteste in Atalanta -Udinese (1-1), ha inveito contro il direttore di gara. «Gli arbitri devono metterci la faccia», ha gridato l’imbufalito Gasp, perchè il direttore di gara non gli ha spiegato il motivo della cacciata. Vero che Alfredo Trentalange, il presidente dell’Associazione italiana arbitri, ha annunciato la massima trasparenza sulle decisioni dei suoi sottoposti. Ma un arbitro, in campo, deve sempre spiegare tutto? Non stupiamoci poi se campi di calcio diventano dei pollai dove ognuno dice la qualunque. Una partita non è un’assembla. Se parlano tutti, buonanotte. E come diceva un vecchio dirigente del Pci, Giancarlo Pajetta, «prima di andar via, mi raccomando, spegnete la luce».

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