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Bce in bilico tra la ripresa e l’inflazione in rialzo

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Le parole in primo piano: crescita o prezzi? Dove sono i rischi maggiori? Fino alla fine di questa fase – temporanea, forse – di forte inflazione, le riunioni della Banca centrale europea si giocheranno tutte sulla bilancia dei rischi. Fino a quando la Bce continuerà a dire che la bilancia dei rischi è in equilibrio o, meglio, che i rischi maggiori sono relativi alla crescita, che occorre accompagnare la ripresa si può essere abbastanza certi che una “stretta”, di qualunque tipo, della politica monetaria non è imminente. Solo quando l’inflazione sarà considerata il vero rischio, occorrerà attendersi una mutamento dell’orientamento della Bce.

Una crisi sul lato dell’offerta

È la classica reazione della politica monetaria di fronte a problemi sull’offerta: un aumento dei prezzi anche consistente pesa innanzitutto e soprattutto sulla crescita, perché aumentano i costi e si riduce il potere d’acquisto delle famiglie, che devono ristrutturare i loro acquisti (in base ai prezzi relativi). Quando però le aspettative di inflazione – espresse dalle quotazioni, dalle rivendicazioni salariali, dall’andamento della struttura dei tassi di interesse – iniziano a gonfiarsi, le banche centrali devono davvero iniziare a preoccuparsi.Fino ad allora, la difficoltà è quella di non lanciare messaggi sbagliati, e di valutare con estrema attenzione la situazione economica, finanziaria e creditizia. Non è un lavoro facile. Anche perché, dopo una pandemia e il congelamento esogeno dell’attività produttiva, non è per niente probabile che tutti i pezzi del puzzle cadano esattamente al posto giusto.

Il recupero dell’attività economica

EUROLANDIA, CRESCITA E TREND

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La crescita – che oggi è un recupero di attività, e non una ripresa ciclica dopo una recessione “classica” – richiederebbe ancora di essere accompagnata. È vero, come dicono i “falchi” che potrebbe avere poco senso stimolare un’economia di fronte alle strozzature dell’offerta (anche di lavoro, vista la difficoltà di molte imprese a trovare i lavoratori necessari, almeno alle condizioni “prepandemiche”), ma è anche vero che la contrazione dei salari reali (e dei margini di profitto) si accompagna (o prelude) a una riduzione della domanda. A giugno, il pil di Eurolandia non era ancora tornato al trend anteriore all’epidemia di Covid.

Prestiti fermi a livelli elevati

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE

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L’andamento dei prestiti, in particolare, sembra richiedere qualche attenzione: sono stabili negli ultimi mesi – ma l’ultimo dato disponibile risale ad agosto – e infatti l’incremento annuo si è lentamente portato vicino allo zero. Il livello resta in ogni caso elevato e le imprese sono relativamente indebitate, dopo la pandemia: il fenomeno potrebbe non essere contrastabile con gli strumenti della politica monetaria. Il costo del credito, del resto, resta vicino ai minimi.

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