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Lukashenko: «Blocco il gas russo per l’Europa se ci saranno sanzioni»

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Come prevedibile, sulla scena del confronto tra Bielorussia e Unione Europea ha presto fatto ingresso l’arma del gas. Non quello di Alexander Lukashenko, che non ne ha, ma quello russo che passa attraverso il suo territorio per arrivare ai mercati europei. «Noi riscaldiamo l’Europa, e loro ci minacciano», è sbottato ieri il presidente bielorusso in Consiglio dei ministri a Minsk. Se la risposta alla crisi dei migranti accampati al confine tra Bielorussia e Polonia condurrà a ulteriori sanzioni, Lukashenko risponderà: «E se interrompiamo le forniture di gas che succede? Consiglio a polacchi, lituani e agli altri leader senza cervello di pensare, prima di parlare».

La minaccia ha subito invertito il calo dei prezzi del gas naturale: attraverso la Bielorussia passa il gasdotto Yamal-Europa, rotta principale diretta in Polonia e poi in Germania. Proprio in questi giorni Gazprom, monopolio russo del gas, aveva avviato il rifornimento dei siti di stoccaggio in Germania e Austria, il segnale atteso dai mercati. Ma ora Lukashenko getta ombre sul gasdotto che porta il 20% del gas russo destinato alla Ue.

Sospettato di complicità nella crisi, chiamato a usare la propria influenza per risolverla, il Cremlino studia le carte che ha in mano: dopo aver mandato due bombardieri sul confine Bielorussia-Polonia, a marcare il territorio per il secondo giorno consecutivo, ieri Vladimir Putin ha parlato nuovamente per telefono con Angela Merkel, insistendo sulla necessità di un contatto diretto tra la Ue e Lukashenko.

Per il momento, la possibilità appare remota. Da Varsavia il premier Mateusz Morawiecki ha accusato Lukashenko di fare «terrorismo di Stato», conducendo un nuovo tipo di guerra in cui «le munizioni sono i civili». «Quel che Lukashenko sta facendo è irresponsabile, faremo tutto il possibile per mettervi fine», ha aggiunto dalla Germania il probabile futuro cancelliere, il socialdemocratico Olaf Scholz.

Nel video ufficiale della riunione di governo a Minsk, Lukashenko si mostra preoccupatissimo per la sorte dei migranti accampati al gelo tra le foreste bielorusse e quelle polacche: portate legna, ordina ai suoi ministri che scattano in piedi, occupatevi delle donne incinte. Un gioco di potere cinico, attacca da Washington Ursula von der Leyen, presidente della Commissione: la Ue accusa Lukashenko di aver orchestrato l’invio di centinaia di disperati alle soglie dell’Europa, attirati a Minsk con pacchetti di viaggio volo-alloggio-visto e trasferimento al confine.

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