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A due ruote nei Campi Flegrei, dove i vulcani plasmano la storia

L’altra metà di Baia, quella emersa, è custodita, invece, dal Parco archeologico delle terme di Baia. Qui i vulcani regalavano acqua calda a volontà, che alimentava sontuose piscine termali per il sollazzo dei vip.

Dalla Sibilla cumana ai Borbone

Pedalando sul mare, la vista spazia tra Capri, Procida e Ischia, dominata da un altro vulcano, l’Epomeo. In breve si raggiunge l’antro della Sibilla cumana, uno dei 25 siti del Parco archeologico dei Campi Flegrei. Altra tappa da non perdere. Qui, secondo la tradizione, gli antichi facevano la fila per raccogliere dalla bocca della Sibilla una predizione sul futuro.

A poca distanza, sul lago Fusaro, zona umida e oasi faunistica, un’altra attrazione: la Casina vanvitelliana, piccolo capolavoro di architettura barocca, progettato a fine Settecento da Luigi Vanvitelli, l’architetto al quale si deve la Reggia di Caserta, la “Versailles dei Borbone”.

L’isola di Arturo

Per chi non si accontenta della terra ferma, c’è Procida davanti a Pozzuoli. È la più piccola delle isole del golfo di Napoli e anche la meno turistica. Qui marineria e pesca sono ancora le attività prevalenti. Sul porto la banchina è scesa fin quasi al livello del mare. Una pedalata a zonzo per l’isola è un piacere.

Un trionfo di luci, colori e profumi che rinfranca lo spirito. Ma nel borgo, vivace e pittoresco, tanti edifici sono degradati; in particolare il palazzo cinquecentesco di Avalos, ex carcere, oggi abbandonato e fatiscente.

Vale la pena di spingersi fino a Vivara, isoletta collegata a Procida da un piccolo ponte sul mare. Non è altro che il cratere di un vulcano collassato, di cui resta – emersa – solo una metà a ferro di cavallo; l’altra metà si è inabissata.

Perché da queste parti sono i vulcani che fanno e disfano. Buona pedalata!

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