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L’Europa vuole costruire la sua rete di satelliti: al via piano da 6 miliardi

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BRUXELLES – Nel tentativo ormai declamato di perseguire una maggiore sovranità a livello comunitario, la Commissione europea ha presentato nuove strategie nel campo della difesa e dello spazio. Tra le altre cose l’esecutivo propone di creare una rete di comunicazione spaziale, che sia sicura, criptata e indipendente. Dietro all’iniziativa si nasconde in filigrana il desiderio di usare lo spazio quale grimaldello per incentivare tra i paesi membri maggiore cooperazione nella difesa.

In una conferenza stampa a Strasburgo, il commissario all’industria, il francese Thierry Breton, ha sostenuto che lo spazio è ormai «oggetto di controversie». Ha spiegato che vi sono «conflitti quotidiani» in un’area diventata improvvisamente oggetto di contese nazionali, se non addirittura militari. «Dobbiamo – ha spiegato – proteggere le nostre frontiere cibernetiche (…) Anche in questo campo, l’Europa deve avere la propria logica, la propria filosofia, e i propri mezzi».

In questo senso, Bruxelles intende costruire una rete che garantisca ai governi, alle imprese e ai privati connettività spaziale attraverso satelliti. L’obiettivo è di completare il lavoro entro il 2027. Il progetto ha un valore di 6 miliardi di euro, di cui 2,4 miliardi provenienti dal bilancio comunitario. L’iniziativa giunge mentre i governi stanno negoziando una nuova bussola strategica da pubblicare in marzo e tensioni politiche stanno mettendo a rischio la pace in Europa dell’Est.

Sempre sul fronte spaziale, la Commissione europea vuole mettere a punto una gestione condivisa a livello europeo dello spazio, naturalmente in collaborazione con le altre potenze spaziali (Space Traffic Management, in inglese). Alcune cifre lasciano sbalorditi. Attualmente circolano intorno alla terra 11.800 satelliti, di cui però 4.550 ancora operativi. Nei prossimi dieci anni, ha detto ieri il commissario Breton, saranno lanciati altri 20.000 satelliti.

In campo spaziale i Ventisette agiscono ormai come un tutt’uno. I programmi Galileo e Copernicus sono un successo comunitario. D’altro canto, lo spazio è tale per cui un singolo paese europeo poco può fare. In questo senso, il tentativo è di utilizzare proprio lo spazio come leva per incentivare la collaborazione nella difesa, una collaborazione ancora troppo modesta. «La Nato non può difenderci nello spazio e nel dominio cibernetico», ha notato ieri il commissario Breton. Da ora in poi, l’uomo politico ha detto di volere che la dimensione spaziale sia duale, ossia civile e militare.

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