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Bracco: per Milano-Cortina ritardi ancora da colmare ma sarà un successo come Expo

«Sì, mai mollare», risponde. «Vita e sport in questo senso si assomigliano. Per questo tengo all’educazione sportiva dei giovani. Li fa diventare dei buoni cittadini. Ne abbiamo bisogno. Vuole uno slogan d’attualità? Più sport, meno baby gang. Impegnarsi in una disciplina ti allontana dai cattivi pensieri e dalla cattive compagnie. Questa attenzione è sempre stata nel codice genetico della mia famiglia. Ed è parte essenziale del nostro modo di intendere la responsabilità sociale d’impresa. Siamo stati lo sponsor della Geas, storica squadra di basket femminile di Sesto San Giovanni. E adesso nell’atletica abbiamo uno straordinario team di ragazze, ben guidate da un grande uomo come Franco Angelotti, che l’anno scorso ha totalizzato 10 titoli italiani. Questa passione per lo sport viene da mio padre, Fulvio, che era anche un ottimo praticante di canottaggio e di vela. E infatti ha trasmesso a tutta la famiglia anche la passione per il mare».

Questa sua sensibilità sulla responsabilità sociale dello sport non è però altrettanto diffusa nel mondo imprenditoriale. Tra i suoi colleghi si parla molto di calcio, di scudetto, di campioni da ingaggi faraonici, meno però di sport di base. O no?
«In parte è vero. Ci sono delle eccezioni come Armani e Della Valle, però il calcio nel nostro mondo la fa da padrone. Ma anche qui la mentalità sta un po’ cambiando. Sono fiduciosa…».

Lei è fiduciosa anche per i Giochi invernali di Milano- Cortina 2026. Non sarà facile, però, prendere il testimone dai Giochi di Pechino. Il confronto sarà duro. In Cina tutto è funzionato alla perfezione con orari rispettati al secondo, campi di gara perfetti, impianti modernissimi che verranno riciclati nel mercato interno del tempo libero. Noi abbiamo ancora tanto da fare, soprattutto nelle infrastrutture e nella logistica. Mentre lavorano i cantieri, già ci sono i ricorsi al Tar. Insomma, l’Italia è magnifica, ma la sua burocrazia molto meno. O no?
«Lo ripeto. Io sono ottimista. Bisogna esserlo per forza, altrimenti non si farebbe mai nulla. Le difficoltà certo non mancano, ma alla fine, come al solito, saremo all’altezza. Tutto il mondo vedrà Cortina, le Dolomiti, Milano nel suo splendore. Sarà uno spettacolo. Come per l’Expo. Purtroppo in Italia vediamo sempre il bicchiere mezzo vuoto, dando anche un’immagine fuorviante del nostro Paese. Bisogna lavorare, soprattutto sugli impianti, ma io credo negli individui e nella nostra fantasia. Una qualità che alla fine farà la differenza…».

Sullo stadio di San Siro, che ospiterà la cerimonia di inaugurazione, siamo ancora fermi al dibattito. Che cosa ne pensa? Meglio un impianto nuovo o un usato sicuro?
«Non voglio influenzare nessuno. Però credo che lo stadio di San Siro abbia una sua storia da rispettare. È conosciuto in tutto il mondo. Penso sia meglio mantenerlo e rinnovarlo per renderlo adeguato alle nuove esigenze. Sarebbe un bello spot per l’immagine dell’Italia e di Milano nel mondo».

Donne e giovani sono al centro della sua attenzione. Al di là dei discorsi rituali, non è un momento facile. La pandemia li ha colpiti sia nella scuola che nell’occupazione. Ora i giovani sono tornati a farsi sentire con cortei e occupazioni. Hanno ragione? Che cosa ne pensa?
«Le dico la verità. Non mi piacciono queste proteste. Le capisco, perchè le ho fatte anch’io alla loro età, ma non le condivido. La pandemia li ha colpiti, anche duramente, certo, ma io credo sempre nella capacità dell’individuo di darsi degli obiettivi, in ogni circostanza, anche quelle più difficili».

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