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Un’oasi di pace nel cuore di Londra – Tracey Thorn

Mi dedico al giardinaggio, nonostante il costante rumore nei dintorni. Non è il caso di ricominciare con i lavori di ristrutturazione che stanno facendo vicino casa mia, ve ne ho già parlato in precedenza e non voglio portarmi sfortuna, visto che la mia speranza è che stiano per terminare. Per di più, uno dei lati più negativi di vivere a Londra è che quando una casa viene venduta, ad arrivare non sono i nuovi vicini, ma i muratori.

Ma questo fa parte del pacchetto, in un posto come Londra. C’è anche da dire che il mio giardino non è mai stato molto silenzioso. Viviamo in una via abbastanza piena di attività e, soprattutto negli orari di entrata e uscita delle scuole, si sentono continuamente il rumore del traffico, i clacson e gli schiamazzi dei ragazzini. Il periodo di lockdown del 2020 è stato straordinariamente silenzioso. Con le scuole chiuse e tutti che lavoravano da casa, il rumore delle auto si è ridotto a uno sporadico mormorio e anche i lavori qui vicino avevano rallentato. Mai come in quel periodo ho sentito gli uccelli cantare, ho goduto della pace e ho cominciato a pensare di trasferirmi fuori città.

Ma ora che siamo tornati alla “normalità”, mi domando se ormai il rumore sia parte di me, tanto da non poterne più fare a meno. Non tanto il rumore dei lavori di costruzione – quando saranno finiti per me sarà un sollievo – ma tutto il resto: il frastuono di sottofondo, ossia il suono prodotto dalla gente che va da una parte e dall’altra per svolgere le normali attività della giornata, che vive la sua vita intorno a me. Mi piace, anzi credo che dia maggiore significato al tempo che dedico al giardinaggio. Sento che sto creando e accudendo una sorta di oasi. Fuori da qui, oltre la siepe, regna il ruggito del traffico – macchine, camion, gru ed escavatrici – mentre in questo piccolo angolo di mondo verde costruisco uno spazio sicuro e tranquillo per ciò che ha bisogno di quiete. E con questo intendo anche me stessa.

Una nuova inquilina
Ho trascorso la scorsa estate trasformando il mio giardino in uno spazio più naturale: ho creato un piccolo stagno, ho pensato alle piante che attraggono più le api, lasciando che in alcuni punti l’erba e le piante crescessero incontrollate. Ero un po’ scettica mentre lo facevo, pensavo che fosse solo un esercizio puramente estetico, un confuso tentativo di trovare una cura per dare sollievo alla mia coscienza urbana. Invece i risultati sono stati straordinari: in giardino ci sono molte più api di quante ne avessi mai viste, più farfalle, più falene, insomma più di tutto. Gli insetti pattinatori vanno da una parte all’altra della superficie cristallina dell’acqua, le larve delle damigelle vengono fuori per arrampicarsi sugli steli delle canne e attraversare la fase di metamorfosi, lasciandosi dietro la loro vecchia pelle e le zampe per volare via e assaporare le loro brevi vite. Io ne raccolgo i resti per esaminarli, sono come delle piccole armature. Che miracolo, che mistero: solo un anno fa, non ne sapevo assolutamente nulla.

Un giorno ho fatto un video con il cellulare di due damigelle che si accoppiavano. Si sente il traffico e il rumore creato da un aspira foglie, ma anche il canto degli uccelli e il ronzio di un calabrone che passava vicino. Le damigelle sono una attaccata all’altra, la femmina depone le uova nello stagno e poi si dividono. Il maschio si getta sulla femmina in maniera piuttosto aggressiva, poi si sistema su una pianta al centro dello stagno. Il sole si riflette sull’acqua, i piccoli fiori azzurri della Veronica beccabunga ondeggiano nella brezza. È una visione degna del giardino dell’Eden, con la colonna sonora offerta da Londra nord.

E come se tutto questo non fosse abbastanza, sembra che abbiamo anche una lucertola come inquilina. Quando ho pubblicato una sua foto su Twitter, un esperto di animali selvatici mi ha detto che si tratta di una lucertola muraiola. Anche se ogni tanto se ne sente parlare, è davvero una cosa insolita: è raro trovare queste lucertole in un giardino di città. La osservo mentre si muove per il giardino passando in mezzo all’erba, alla ricerca dell’intero mondo come un dinosauro in miniatura che vaga per una minuscola foresta. Trova la sua strada dall’ombra fino al pieno sole dall’altra parte nel prato e si ferma lì a crogiolarsi nella sua luce.

In altri punti il giardino si riempie – a dir la verità è strapieno – di tutte le piante che ho seminato. Raccolgo i primi frutti della stagione: qualche foglia d’insalata e qualche fava. Poi, dentro al lavandino, sguscio le fave aprendo gli spessi baccelli per rivelarne il soffice interno di feltro. Le fave sono piccole ma perfette, di un colore verde lime e dall’aspetto squisitamente fresco. Voglio farci un risotto, quindi le maneggio con estrema cura, come se fossero delle perle.

È assurdo ricavare così tanto piacere da una manciata di legumi, meno di una manciata, in realtà. E invece è proprio così.

(Traduzione di Maria Chiara Benini)

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