OpinioneLa Fed stretta tra inflazione e crescita

La Fed stretta tra inflazione e crescita

Inflazione in forte rialzo

INFLAZIONE USA – INDICE PCE

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La situazione, questa volta è complicata dall’andamento dell’inflazione: l’indice Pce ha raggiunto il 3,9% e, a differenza di quanto accade in Eurolandia, dove la Bce può muoversi con maggiore agilità senza rischiare di compromettere i propri obiettivi – il rialzo ha interessato anche la core inflation, l’inflazione sottostante, che ha raggiunto il 3,4%. L’indice Pci dei prezzi al consumo ha addirittura segnato a giugno un +5,4%, con una core inflation al 4,5%, il massimo da 30 anni. I tassi reali sono quindi ulteriormente calati.

Core inflation alla guida

Se nell’Unione monetaria si può tranquillamente parlare di prezzi relativi che si muovono e incidono sull’indice, negli Usa il movimento dei prezzi sembra quindi generalizzato. Prima della fase di lowflation, di bassa inflazione, la core inflation americana indicava la strada che avrebbe seguito l’inflazione complessiva (il contrario accadeva nella zona euro). Non è detto però che la relazione si sia conservata.

Oltre la soglia di tolleranza?

La nuova strategia della Federal reserve ammette che l’inflazione possa salire e restare anche relativamente a lungo sopra il 2%, dopo che è stata per molto tempo al di sotto: l’obiettivo è che in media e “nel tempo” – due anni? cinque anni? sono questi gli orizzonti temporali più verosimili – centri il due per cento. Un ritmo di crescita dei prezzi superiore al 3% però sembra al di sopra della soglia di tolleranza di qualunque banca centrale dei paesi avanzati.

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO

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Finora la Fed ha potuto argomentare che l’inflazione era temporanea. Le stesse aspettative, nelle misure di mercato, sembrano essersi leggermente raffreddate e continuano a segnalare una dinamica dei prezzi leggermente più rapida nel medio periodo – il break even a cinque anni – che nel lungo (dieci anni e oltre). In questo senso, sembra abbastanza ancorata, sia pure a un livello leggermente superiore al 2% (ma non si possono escludere premi al rischio o di liquidità), e lascia relativamente tranquilla la Fed.

Verso il tapering?

La banca centrale Usa, di fronte a questo quadro e alle nuove incertezze sull’andamento della pandemia, è chiamata a un esercizio di grande equilibrio. Per settembre, in occasione della pubblicazione delle nuove proiezioni economiche – e dei “dots” che indicano le previsioni dei banchieri centrali sull’andamento futuro dei tassi – analisti e investitori si attendono che il Fomc, il comitato di politica monetaria, dia indicazioni sul nuovo tapering, la riduzione degli acquisti.
Alcuni di loro pensano che già in questa riunione di luglio la Fed possa dare qualche indicazione sulle modalità, senza indicare i tempi. È un classico esercizio di gestione delle aspettative, mai così delicate come questa volta: evitare un nuovo tantrum è un imperativo, con un costo: che sfugga di mano l’inflazione finanziaria, sugli assets, o anche sui prezzi al consumo.

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