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Le compagnie aeree non riprendono quota: il semestre costa altri 7,8 miliardi

Non sarà l’estate della ripresa per il settore del trasporto aereo. L’inversione della curva è rimandata e i dati del comparto sono ancora lontani dai livelli pre-Covid. Pesano le restrizioni dei voli, l’aumento dei contagi per la variante Delta e i piani vaccinali in fase di completamento. Migliora la situazione all’interno dell’Unione Europea grazie all’introduzione dal primo luglio del green pass riconosciuto dai 27 paesi dell’Unione Europea per evitare la quarantena ai passeggeri che hanno terminato con le due dosi i piani vaccinali. Al contrario, pesa la chiusura degli Stati Uniti ai turisti europei: proprio gli States hanno modificato le restrizioni negli ultimi giorni, troppo tardi per avere un impatto positivo sulla stagione estiva. Per le legacy carriers le restrizioni sul long haul pesano come un macigno e con esse la limitata ripresa dei viaggi business.

Lieve miglioramento rispetto al tragico 2020

Le ricadute inevitabili si vedono sui bilanci delle compagnie europee che nei primi sei mesi hanno accusato perdite operative per 7,81 miliardi di euro contro 10,49 miliardi nei primi sei mesi del 2020. Certo, un miglioramento c’è stato, ma non quanto ci si poteva aspettare dopo l’anno tragico del 2020 certificato anche dalla Iata: secondo l’associazione internazionale delle compagnie aeree, lo scorso anno è stato il peggiore nella storia del trasporto aereo commerciale che data circa 100 anni. Vale la pena ricordare che al culmine della crisi nell’aprile 2020, il 66% del trasporto aereo commerciale mondiale è stato bloccato a causa della chiusura delle frontiere o dell’imposizione di rigorose quarantene.

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Un milione di posti di lavoro sono scomparsi. E le perdite del settore per il 2020 sono state pari a 126 miliardi di dollari. Quest’anno la situazione è in miglioramento, ma i primi mesi dell’anno sono stati ancora difficili, prima dell’avvio dei piani vaccinali da parte dei paesi, senza dimenticare che lockdown e restrizioni hanno dominato il primo trimestre dell’anno in corso, mandando in fumo le vacanze pasquali.

Capacità di offerta ancora molto limitata

Mentre le legacy carriers – Lufthansa Air France-KLM, IAG (British Airways, Iberia, Air Lingus) – hanno annunciato l’avvio dei voli per gli Stati Uniti a partire da settembre, i loro risultati semestrali continuano ad essere in profondo rosso: per Lufthansa nonostante il miglioramento dei flussi di cassa tornati positivi per la prima volta dall’inizio della crisi, la sua capacità di offerta non andrà oltre il 40% rispetto ai livelli del 2019 pre-Covid in linea con IAG che si attesterà sul 45%; quella di Air France-KLM, invece, è stimata tra il 60% e il 70%, il dato più elevato tra le compagnie in Europa soprattutto per i voli interni e intra-europei.

La flessibilità premia le low cost

Diversa la prospettiva per le compagnie low cost che possono contare soltanto sui voli intra-europei e non sul lungo raggio, ma hanno una flessibilità che consente loro di aggiustare l’offerta velocemente rispetto ai cambiamenti repentini delle restrizioni ai voli decise dai governi. La competizione tra i vettori (Ryanair, easyJet e Wizz Air) si gioca sull’ultimo volo. Wizz Air ha dichiarato che per la stagione estiva è in grado di offrire una capacità pari al 90%, quindi vicino ai livelli pre-Covid; per il 2021 Ryanair ha annunciato 379 nuove rotte e 10 nuove basi in Europa. Trimestre difficile per easyJet con una capacità che non è andata oltre il 17% ma destinata a salire al 60% entro la fine dell’anno.

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