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Messner piange a dirotto ricordando la storia del popolo sherpa: «Morirono in tanti»

Reinhold Messner, il principe degli scalatori, sopraffatto dalla commozione mentre ricorda la storia degli sherpa e della loro epica migrazione nel 1500 tra le meravigliose montagne dell’Himalaya. Un pianto a dirotto, come non lo si era mai visto fare. È accaduto l’altra sera a Cortina d’Ampezzo, durante la presentazione dell’ultimo libro del 76enne alpinista ed esploratore (Lettere dall’Himalaya, Rizzoli), nel corso della rassegna Una Montagna di Libri. Intervistato da Francesco Chiamulera, che gli chiedeva conferma della prossima apertura di un nuovo «Messner Mountain Museum» in Nepal (cosa che dovrebbe avvenire a fine maggio del prossimo anno), Messner, che tra l’altro da poco si è risposato, ha risposto raccontando l’epopea del popolo Sherpa, che, tra difficoltà immani, attraversò passi ghiacciati a 6mila metri di altezza, prima di andarsi a collocare nella valle Solukhumbu.

«Erano in 20mila, tutti insieme, anche con i bambini e ci furono molti morti», dice l’alpinista con voce rotta. Ma è qualche secondo dopo che Messner non riesce proprio a trattenersi: «Nel 1986 sono andato a piedi a ripetere quella strada — confida ormai tra le lacrime —. Vedo davanti a me questa storia e mi prende l’emozione…». Messner, nel corso dell’incontro, ha poi sottolineato come oggi sia molto più pericoloso affrontare esplorazioni e scalate nei Paesi del Mondo, sempre più fragili dal punto di vista geopolitico. «In molti Stati dove mi sono avventurato negli anni Settanta, oggi non ci potrei più andare. Penso per esempio all’Etiopia, dove oggi c’è la guerra».

23 agosto 2021 – Aggiornata il 23 agosto 2021 , 20:30

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