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Dolce&Gabbana: «Con le nostre Botteghe di Mestiere difendiamo il patrimonio italiano del fatto a mano»

Cinquecento ospiti dal mondo per quattro giorni a Venezia, quasi un festival diffuso di un mix unico tra artigianalità, creatività e coraggio italiano e di Domenico Dolce e Stefano Gabbana in particolare. I due stilisti e imprenditori, come avevano fatto all’inizio di settembre dello scorso anno a Firenze, colgono gli spiragli di luce nel tunnel della pandemia per allestire le sfilate di alta moda e alta sartoria e le presentazioni di alta gioielleria (da donna e da uomo) e alta orologeria. L’aggettivo alto spiega in realtà poco, essendo “solo” la traduzione di quell’haute che i francesi mettono davanti a couture per indicare gli abiti unici e su misura. Un aggettivo che nasconde invece un mondo, specie nell’interpretazione che ne danno gli stilisti italiani e Dolce&Gabbana in particolare.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce al termine della sfilata Alta Moda in Piazza San Marco a Venezia

«La prima sfilata di alta moda risale al 2012, un’avventura strettamente legata al nostro amore per il fatto a mano, per l’artigianalità italiana e per la straordinaria possibilità che ci dà di creare pezzi unici – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Una passione che ci ha sempre guidati, ma che ovviamente dobbiamo tenere un po’ a freno nelle collezioni di pret-à-porter, dove per definizione non ci sono abiti o accessori irripetibili e che devono avere costi di produzione, presentazione e vendita molto diversi da quelli dell’alta moda e dell’alta sartoria da uomo».

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Un tour di eccellenze preziose in tutta Italia

In meno di dieci anni queste esclusive collezioni hanno sfilato in alcune delle più suggestive località e città italiane, da Napoli al Lago di Como, dalla valle dei templi di Agrigento a Portofino: sono cresciuti i clienti, i sarti interni alla maison che si dedicano al progetto, le persone che seguono l’acquisto e i servizi post vendita e si sono aggiunte alta gioielleria e orologeria. Anche in questo caso è stato un crescendo di impegno e risultati: nel 2020 è nato il primo movimento di manifattura Dolce&Gabbana e a Venezia, accanto all’alta gioielleria ispirata ai colori, ai simboli e ai mestieri d’arte veneziani, con valori che partono da circa 200mila euro per arrivare a diversi milioni, c’erano sette pezzi unici con diamanti fino a 50 carati, dal valore talmente alto da essere tenuto discretamente segreto a tutti meno che agli acquirenti (e le collezioni sono in gran parte già state vendute).

La couture come palestra creativa e condivisa

«Alta moda e alta sartoria sono palestre creative per noi, ma anche un’opportunità di sperimentare tecniche di lavorazione, tessuti, materiali di ogni genere, grazie alla collaborazione con artigiani di tutta Italia – sottolineano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Siamo molto felici di dare a questo lavoro congiunto vetrine globali: oltre alla presenza fisica dei clienti, gli eventi vengono trasmessi in streaming sul nostro sito e la meraviglia del fatto a mano diventa accessibile a tutti».

Un orecchino con micromosaico della collezione Alta Gioielleria

Accanto a questa opportunità c’è l’investimento nel progetto Botteghe di mestiere. «Sono corsi di formazione professionale interni ed è un progetto che oggi coinvolge diverse sedi Dolce&Gabbana», raccontano i due stilisti a poche ore dall’inizio della sfilata di alta sartoria, che ha chiuso, con una passerella allestita all’Arsenale, la tappa veneziana del “grand tour” iniziato nove anni fa. Se quella di alta moda era terminata con un forte temporale estivo, scoppiato subito dopo le ultime uscite delle cento modelle arrivate in piazza San Marco in gondola, quella di alta sartoria è stata suggellata da una grandinata, iniziata anche in questo caso a pochi minuti dalla fine. Due pennellate meteorologiche imprevedibili su due eventi altrimenti coreografati e organizzati in ogni dettaglio.

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